Giovedì, Novembre 15, 2018

Chiesa vecchia

Originariamente Perarolo ha origini romane, ma la comunità parrocchiale è sorta molto dopo e di difficile datazione.

Un documento del 819 d.C. si parla di Perarolo, assieme a Fiesso e a Fossolovara, quali proprietà appartenenti al Monastero di S. Ilario.
La prima chiesa di Perarolo venne edificata nel 1064 sotto la dipendenza della Pieve di Torre, questo appare anche nelle "Rationes Decimarum Italiae", ma non viene mai citato il patrono. Nell'estimo papale del secolo XIV la nostra comunità cristiana viene valutata 17 lire di "piccoli" e in frammento di decima papale dei secoli XIII e XIV viene finalmente nominato il suo prete, tale Viviano.

Per trovare il patrono della nostra chiesa, S. Andrea Apostolo, si deve giungere solamente al 1458  prima visita pastorale documentata. In questo periodo la nostra chiesa era sottoposta al priore di S. Margherita di Vigonza, che a sua volta era alle dipendenze delle Benedettine del Monastero della Misericordia di Padova. Le monache, a cui spettava il giuspatronato di elezione del curato della chiesa, privilegio che durò fino alla soppressione Napoleonica del 25 Aprile del 1810.
Facendo leva sul loro diritto di patronato il podestà di Padova nel 1666 obbligò le monache ad assumersi parte del restauro della chiesa. L'invito fu rinnovato ottant'anni dopo dal card. Rezzonico nella visita pastorale del 4 settembre 1748 "ecclesiam totam valbe angustam pro parochianorum numero atque humilem invenit" che invitò le monache "ut eambem ecclesiam in ampliorem et becentiorem formam rebigant". Un invito rinnovato ancora da parte del Vescovo Giustiniani il 7 Maggio 1780 in occasione di una sua visita.

Solo nel 1817 fu rifabbricato il coro e dal 1841 al 1844 venne eseguito il lavoro di allungamento della navata. Il campanile, che in occasione della visita pastorale del 20 maggio 1827 il parroco annotò essere stato demolito in parte per ordine dell'autorità civile perchè cadente, fu ricostruito nel 1833.

La comunità è molto legata al Crocifisso del Cristo "Moro", in origine sovrastava l'abside della chiesa del 1064, ora è posto di fronte al presbiterio della nuova chiesa.
Proviene dalla chiesa di S. Maria Gloriosa dei Frari di Venezia e sembra sia stato nascosto a Perarolo per evitare una razzia da parte dei francesi nel 1797. L'opera ha un notevole vigore costruttivo ed espressivo, il Cristo è posto con la testa collocata frontalmente e levata verso l'alto, con la bocca semiaperta e senza corona di spine, quest'ultima è stata fatta apporre dai parrocchiani in seguito. Un lavoro attribuito allo scultore Andrea Brustolon (1662-1732), tuttavia è più probabile che appartenga alla sua scuola.

 

 

L'antica chiesa di S. Andrea Apostolo, edificata nel 1064, consta di un'unica navata collegata ad un abside da un arco trionfale.

A partire dall'esterno la chiesa presenta una facciata divisa essenzialmente in tre parti da 2 cornicioni. La parte inferiore presenta una piccola gradinata e un portone, i cui stipiti e l'architrave sono decorati da una cornice che li mette in rilievo seguendone le linee essenziali. la parte mediana presenta, di particolare, un'area semicircolare attorniata da un cornicione più elaborato del primo. La parte superiore è il timpano, le cui cornici riprendono le linee essenziali delle capriate; al centro un foro circolare senza decorazioni.

L'interno si divide essenzialmente in due parti. Una prima consiste nell'unica navata, fiancheggiata simmetricamente, partendo dall'entrata, da due piccole cappelle, di cui quella a sinistra è il fonte battesimale, e da altre due cappelle per lato, di altezza quasi doppia e di maggior ampiezza. Solo le prime due cappelle sono a pianta circolare. Nella parte iniziale della navata si trova un soppalco in legno, che ospitava l'organo e il coro.
L'abside è di forma allungata, infatti tra navata e l'abside propriamente detta, si trova uno spazio di pianta pressochè quadrata voltato a croce. Su tale volta, ci sono dei rilievi in gesso che mettono in risalto i costoloni. L'abside è a pianta semicircolare ed è sormontato da una volta a catino.